Gio. Giu 30th, 2022

Di Alessandro Perrone

 

Cloud e’ una parola che negli ultimi anni fa parte del linguaggio di ognuno di noi.

Inconsapevolmente, oggi, tutti noi, facciamo uso del Cloud. Basta pensare ad un video caricato su YouTube, una foto condivisa su Instagram o un account Gmail o Amazon.

Tuttavia, anche le aziende, di tutte le dimensioni,  utilizzano il Cloud Computing, proprio perché è un modo sicuro e vantaggioso di organizzare le risorse informatiche indispensabili alle loro attività, a un costo decisamente piu’ vantaggioso che costruirsi una struttura simile all’interno dell’azienda stessa.

Ma Che cos’è il Cloud Computing?

In informatica, con il termine inglese Cloud computing si indica una modalità di erogazione e fruizione di risorse informatiche, come l’archiviazione, l’elaborazione o la trasmissione di dati, caratterizzato dalla disponibilità on demand attraverso Internet, a partire da un insieme di risorse preesistenti e configurabili e disponibili in remoto sotto forma di architettura distribuita (Mell, P. & Grance, T. , The NIST Definition of Cloud Computing).

Le risorse non vengono pienamente configurate e messe in opera dal fornitore appositamente per l’utente, ma gli sono assegnate, rapidamente e convenientemente, grazie a procedure automatizzate, a partire da un insieme di risorse condivise con altri utenti lasciando all’utente parte dell’onere della configurazione. Quando l’utente rilascia la risorsa, essa viene similmente riconfigurata nello stato iniziale e rimessa a disposizione nel pool condiviso delle risorse, con altrettanta velocità ed economia per il fornitore.

Figure coinvolte

Il sistema del cloud computing prevede tre fattori distinti:

  • Fornitore di servizi (cloud provider) – Offre servizi (server virtuali, storage, applicazioni complete (es. cloud database) generalmente secondo un modello “pay-per-use”;
  • Cliente amministratore – Sceglie e configura i servizi offerti dal fornitore, generalmente offrendo un valore aggiunto come ad esempio applicazioni software;
  • Cliente finale – Utilizza i servizi opportunamente configurati dal cliente amministratore.

In determinati casi d’uso il cliente amministratore e il cliente finale possono coincidere. Ad esempio un cliente può utilizzare un servizio di storage per effettuare il backup dei propri dati, in questo caso il cliente finale provvede a configurare e utilizzare il servizio.

I principali processi su cui i diversi fornitori cominciano a proporre soluzioni in modalità cloud sono Customer relationship management (CRM), Human Capital Management (HCM), Enterprise resource planning (ERP).

Architettura

L’architettura informatica del cloud computing prevede uno o più server reali, generalmente in architettura ad alta affidabilità (server cluster) e fisicamente collocati presso il data center del fornitore del servizio.

Il fornitore di servizi espone delle interfacce per elencare e gestire i propri servizi. Il cliente amministratore utilizza tali interfacce per selezionare il servizio richiesto (ad esempio un server virtuale completo oppure solo storage) e per amministrarlo (configurazione attivazione, disattivazione).

Il cliente finale utilizza il servizio configurato dal cliente amministratore. Le caratteristiche fisiche dell’implementazione (server reale, localizzazione del data center) sono irrilevanti.

 

Nonostante il termine sia piuttosto vago e sembri essere utilizzato in diversi contesti con significati differenti tra loro, si possono distinguere tre tipologie fondamentali di servizi cloud computing:[8]

  • SaaS (Software as a Service) – Consiste nell’utilizzo di programmi installati su un server remoto, cioè fuori dal computer fisico o dalla LAN locale, spesso attraverso un server web. Questo acronimo condivide in parte la filosofia di un termine oggi in disuso, ASP (Application service provider).
  • DaaS (Data as a Service) – Con questo servizio vengono messi a disposizione via web solamente i dati ai quali gli utenti possono accedere tramite qualsiasi applicazione come se fossero residenti su un disco locale.
  • HaaS (Hardware as a Service) – Con questo servizio l’utente invia dati a un computer che vengono elaborati da computer messi a disposizione e restituiti all’utente iniziale.

A questi tre principali servizi possono esserne integrati altri:

  • PaaS (Platform as a Service) – Invece che uno o più programmi singoli, viene eseguita in remoto una piattaforma software che può essere costituita da diversi servizi, programmi, librerie, ecc. Tale servizio è tipico di alcune piattaforme utilizzate per sviluppare altri programmi, quali Amazon Web Services o Microsoft Azure.
  • IaaS (Infrastructure as a Service) – Oltre alle risorse virtuali in remoto, vengono messe a disposizione anche risorse hardware, quali server, capacità di rete, sistemi di memoria, archivio e backup. La caratteristica dello IaaS è che le risorse vengono istanziate su richiesta o domanda al momento in cui una piattaforma ne ha bisogno.

 

L’IaaS è il servizio che virtualizza l’hardware senza l’onere da parte dell’utente della gestione dell’ hardware stesso; sul mercato vi sono varie aziende che opearano offrendo infrastrutture Cloud come servizio, alcune delle quali consentono anche di costruire la tua personale infrastruttura e venderla a terzi, con possibilità di amministrarla.

La forma di Cloud PaaS, invece, rappresenta uno step successivo nella piramide del Cloud: permette infatti di comprare (od offrire, a seconda del ruolo che si ha sul mercato) una precisa piattaforma, ad esempio di Business Intelligence, con delle specifiche risorse computazionali, in modo che non ci si debba occupare di niente: colui che acquista la piattaforma, avrà un servizio sempre attivo, senza mai doversi preoccupare del lato infrastrutturale.

Tipi di Cloud

Non tutti i cloud sono uguali. Ci sono tre modalità diverse di distribuzione delle risorse di cloud computing: pubblica, privata e ibrida.

I cloud pubblici sono di proprietà di un’azienda (provider) che offre i propri servizi tramite Internet. In questo caso ogni risorsa utilizzata – dall’hardware ai server, passando per i software – è di proprietà del provider, e la PMI accede a queste risorse tramite uno specifico account.

Nel cloud privato tutti i servizi sono in mano ad un’unica azienda, e non sono condivisi con altre realtà. Alle volte può capitare che chi possiede un cloud privato paghi delle società terze per ospitare i propri server, ma la Rete resta privata e protetta. A livello di sicurezza è una soluzione ottimale, ma è molto più costosa rispetto al cloud pubblico.

Infine, i cloud ibridi combinano cloud privato e pubblico grazie ad una tecnologia che consente la condivisione di dati e applicazioni tra i due tipi di cloud: si tratta di un sistema molto flessibile, consigliato alle aziende dinamiche e che hanno bisogno di varie opzioni di distribuzione.

 

Quali sono i vantaggi dell’infrastruttura Cloud?

Il Cloud computing consente alle aziende e alle organizzazioni di accedere alle infrastrutture IT in modo nuovo, prescindendo dal concetto di possesso e di investimento.

Col Cloud, cambia totalmente il paradigma di come vengono rilasciate le applicazioni: si passa da una scrittura verticale ad una orizzontale, dove la potenza della macchina (che sia fisica o virtuale) aumentano all’esigenza, senza che l’utente se ne accorga e permettendo prestazioni assolutamente migliori.

Ecco perché è importante prendere in considerazione l’infrastruttura Cloud: questa non rappresenta solamente una nuova architettura tecnologica, ma un nuovo modo di pensare l’IT, basato sulla fruizione anzichè sul possesso delle risorse.

Questa maggiore flessibilità consente alle imprese di liberare risorse e capacità, umane ed economiche, nell’ottica di promuovere nuovi progetti digitali innovativi, così come di offrire miglior supporto alle iniziative di business e di promozione di nuovi modelli operativi.

Il Cloud computing può quindi portare grandi vantaggi in termini di risparmio e di efficienza e, su una più alta scala di valore, offrire l’opportunità di innovare prodotti e servizi, tramite modelli scalabili e misurabili che si prestano allo sviluppo di nuovi business.

Per farvi comprendere meglio le potenzialità del Cloud, prendiamo l’esempio di un’azienda di eCommerce.

L’azienda e-commerce registra un decisivo aumento delle attività in alcune giornate particolari (ad esempio, il black friday) o in alcuni periodi dell’anno, come il periodo dei saldi o natalizio. L’aumento degli accessi al sito, comporta la necessità di un aumento della potenza di calcolo e della memoria, col rischio altrimenti di perdere delle opportunità. L’ideale è quindi quello di avere a disposizione un sistema che faccia lo scaling, e questo lo si ottiene grazie al Cloud. Grazie al Cloud, infatti, nel caso risulti necessario aumentare la potenza di calcolo, è possibile fare affidamento sull’auto-scale!

Questo risulta importante per tutte le aziende che vendono servizi online, in quanto la volontà è quella che i clienti si trovino sempre in condizioni ottime quando fanno acquisti e la possibilità di aumentare la CPU e la memoria a disposizione influirà sicuramente in positivo sulla prestazione del servizio offerto.

 

Problematiche, rischi e critiche

Esistono numerosi aspetti sensibili legati alla tecnologia cloud, soprattutto per quanto riguarda la “volatilità” delle informazioni memorizzate, la crittografia eventualmente utilizzata ed il tipo di approccio alla sicurezza IT.

Molti di tali aspetti potrebbero rimanere ignoti agli utenti finali poiché, per loro natura, richiederebbero conoscenze di tipo informatico di livello avanzato. I sistemi di cloud computing vengono criticati principalmente per l’esposizione degli utenti a rischi legati a:

1) Sicurezza informatica e privacy degli utenti:

  • Utilizzare un servizio di cloud computing per memorizzare dati personali o sensibili, espone l’utente a potenziali problemi di violazione della privacy. I dati personali vengono memorizzati nelle Server Farms di aziende che spesso risiedono in uno stato diverso da quello dell’utente. Il cloud provider, in caso di comportamento scorretto o malevolo, potrebbe accedere ai dati personali per eseguire ricerche di mercato e profilazione degli utenti[9].
  • Con i collegamenti wireless, il rischio sicurezza aumenta e si è maggiormente esposti ai casi di pirateria informatica a causa della minore sicurezza offerta dalle reti senza fili. In presenza di atti illegali, come appropriazione indebita o illegale di dati personali, il danno potrebbe essere molto grave per l’utente, con difficoltà di raggiungere soluzioni giuridiche e/o rimborsi se il fornitore risiede in uno stato diverso da paese dell’utente.
  • Nel caso di industrie o aziende, tutti i dati memorizzati nelle memorie esterne sono seriamente esposti a eventuali casi di spionaggio industriale.

2) Problemi internazionali di tipo economico e politico

  • Possono verificarsi quando dati pubblici sono raccolti e conservati in archivi privati, situati in un paese diverso da quelli degli utenti della “nuvola”. Produzioni cruciali e di carattere intellettuale insieme a una grande quantità di informazioni personali sono memorizzate crescentemente in forma di dati digitali in archivi privati centralizzati e parzialmente accessibili. Nessuna garanzia viene data agli utenti per un libero accesso futuro.[10]
  • Altre problematiche sono legate alla localizzazione degli archivi della “nuvola” in alcuni paesi ricchi. Se non regolato da specifiche norme internazionali ciò potrebbe:
  1. aumentare il “digital divide” tra paesi ricchi e poveri (se l’accesso alle conoscenze memorizzate non sarà liberamente garantita a tutti).
  2. favorire principalmente grandi corporation con «organismi policentrici” e “menti monocentriche” dislocate principalmente nei Paesi della “nuvola”, essendo la proprietà immateriale considerata come un fattore strategico per le moderne economie “knowledge-based”.

Maggiori sicurezze e garanzie vi sono nel caso in cui il fornitore del servizio appartenga alla stessa nazione/area applicando le medesime leggi/normative sulla privacy e sicurezza del cliente (la legislazione USA o di altre nazioni è molto diversa dall’italiana e diventa impossibile pensare di soddisfare normative nazionali con servizi in cloud di altre nazioni).

3) Continuità del servizio offerto:

  • Delegando a un servizio esterno la gestione dei dati e la loro elaborazione l’utente si trova fortemente limitato nel caso in cui i suddetti servizi non siano operativi (out of service). Un eventuale malfunzionamento inoltre colpirebbe un numero molto elevato di persone contemporaneamente dato che questi sono servizi condivisi. Anche se i migliori servizi di cloud computing utilizzano architetture ridondate e personale qualificato al fine di evitare malfunzionamenti dei sistemi e ridurre la probabilità di guasti visibili dall’utente finale, non eliminano del tutto il problema. Bisogna anche considerare che tutto si basa sulla possibilità di avere una connessione Internet ad alta velocità sia in download che in upload e che anche nel caso di una interruzione della connessione dovuta al proprio Internet Service Provider/ISP si ha la completa paralisi delle attività.

4) Difficoltà di migrazione dei dati nel caso di un eventuale cambio del gestore dei servizi cloud:

  • Non esistendo uno standard definito tra i gestori dei servizi, un eventuale cambio di operatore risulta estremamente complesso. Tutto ciò risulterebbe estremamente dannoso in caso di fallimento del gestore dei servizi cui ci si è affidati.[11][12]

Perché usare il cloud computing

Sono diversi i vantaggi che portano sempre più PMI a dotarsi delle soluzioni di cloud computing, a cominciare dai bassi costi di gestione: con questa tecnologia non è più necessario acquistare costosi programmi software o hardware, e non servono neppure grandi server per la memorizzazione dei dati (server che andrebbero tenuti accessi 24 ore su 24 con grosse spese elettriche, e che andrebbero gestiti dal personale IT).

Il cloud computing è veloce e versatile, permette all’azienda di avere in poco tempo e quasi ovunque le informazioni necessarie, e aumenta persino la produttività: ad esempio, il personale IT che non si occupa più dei server può essere impiegato per il raggiungimento di obiettivi aziendali più importanti. Infine, questa tecnologia ha prestazioni sempre elevate e soprattutto aumenta la sicurezza di una PMI: grazie ai backup continui, permette di recuperare i propri dati in seguito a un guasto o a un attacco hacker.

Come scegliere il giusto servizio cloud

Prima di acquistare un servizio di cloud computing, è necessario informarsi circa l’azienda che fornisce il servizio: questa deve essere finanziariamente solida, con un capitale sufficiente per una gestione di successo a lungo termine, deve avere un criterio di gestione dei rischi ben definito, e deve comprendere l’attività della PMI che ne richiede il servizio, offrendo un’esperienza tecnica che soddisfi le sue esigenze. In fasi di scelta è importante verificare che il supporto amministrativo sia valido, con contratti di servizio e report sulle prestazioni. Da non sottovalutare è anche la sicurezza: il provider deve avere un’infrastruttura di sicurezza completa e garantire l’integrità dei dati del cliente per il backup e la conservazione dati.

 

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